Come organizzare eventi nel tuo ristorante e massimizzare le prenotazioni (senza stress)

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Far tornare i clienti al ristorante dopo l'estate

Fidelity

Far tornare i clienti al ristorante a settembre: perché più di 8 su 10 non tornano mai e cosa fare con le persone passate durante l'estate.

Indice contenuti

  • Far tornare i clienti al ristorante dopo l'estate

  • Quanti clienti tornano davvero

  • Il momento in cui si perde il contatto

  • Cosa serve, concretamente

  • Cosa scrivere a settembre, e cosa non scrivere

  • Trasformare una visita in un'abitudine

  • L'estate lascia più di quello che sembra

Far tornare i clienti al ristorante dopo l'estate

Da giugno ad agosto nel tuo locale sono passate centinaia di persone. Alcune erano in vacanza, altre abitano a due strade da te e non c'erano mai entrate. Molte se ne sono andate contente, qualcuna ha detto "torniamo di sicuro" mentre usciva.

Poi arriva settembre e la sala si svuota. Non perché quelle persone si siano trovate male, ma perché nel frattempo la loro vita è ripartita e il tuo ristorante è finito in fondo alla lista delle cose a cui pensare.

Quanti clienti tornano davvero

Quando escono dal locale, le persone sono sincere: l'82% dichiara che tornerà sicuramente. È il momento in cui la serata è appena finita, il conto è stato giusto, si è stati bene.

Poi si guardano i comportamenti reali, ed è qui che si apre la distanza. Da un'analisi sui dati di 2.600 locali risulta che circa il 17% dei clienti torna almeno una seconda volta nel corso dell'anno, mentre l'83% si ferma a una sola visita. In pratica, di sei persone che ti hanno detto che tornavano, ne rivedi una.

Non è un giudizio sulla qualità dei ristoranti italiani: è come funziona il settore. Più della metà dei clienti, alla visita rilevata, dichiara di essere lì per la prima volta, e soltanto il 7% frequenta un locale con regolarità. La gente vuole provare posti nuovi, e vale anche per te quando esci a cena.

La conseguenza pratica, però, è precisa: l'intenzione di tornare c'è quasi sempre, ma da sola non basta. Ogni estate un locale accumula centinaia di persone convinte in buona fede che torneranno, e che non torneranno mai, a meno che non succeda qualcosa nel mezzo.

Il momento in cui si perde il contatto

Far tornare i clienti al ristorante non è una questione di offerte. È una questione di essere ricordati nel momento in cui la persona decide dove andare a cena.

Quel momento, di solito, arriva un mercoledì pomeriggio, quando qualcuno propone di uscire venerdì e nella testa di tutti scorre l'elenco dei tre o quattro posti che vengono in mente per primi. Se il tuo locale non è in quell'elenco, la cena bella di luglio non conta niente.

Ecco perché il punto critico non è la serata, che di solito funziona. È la settimana dopo, quando nessuno si fa più vivo e l'esperienza scivola via.

Cosa serve, concretamente

Serve una cosa sola, ed è banale: sapere chi è passato. Un nome, un contatto e il consenso a essere ricontattato.

Sembra ovvio, ma è il passaggio che salta quasi ovunque. In estate si lavora tanto, si accettano prenotazioni al telefono con il nome scritto su un foglio, si servono decine di tavoli di passaggio che nessuno registra da nessuna parte. A settembre quel patrimonio non esiste più: sono facce che ricordi vagamente, senza un modo per raggiungerle.

Chi invece ha raccolto i contatti durante la stagione, magari con una domanda a fine servizio o con l'accesso al wi-fi, a settembre non riparte da zero. Riparte da una lista di persone che sono già state da lui e si sono trovate bene, che è la condizione più favorevole in cui si possa lavorare.

Cosa scrivere a settembre, e cosa non scrivere

Il messaggio giusto non promette uno sconto. Le persone tornate grazie a un buono tendono a tornare solo quando c'è un altro buono, e nel frattempo hai insegnato al tuo locale a valere meno.

Quello che funziona è dare un motivo per tornare adesso. Il menu che cambia con l'autunno, un piatto che rientra in carta dopo la pausa estiva, una serata pensata per una sera debole della settimana, la ripresa di un appuntamento fisso. È una comunicazione che parla del locale, non del prezzo, e che dà alla persona un'occasione concreta invece di un generico "ci manchi".

Anche il tempo conta. Scrivere a metà settembre, quando le abitudini si stanno ricomponendo, funziona meglio che aspettare ottobre inoltrato, quando l'estate è già un ricordo lontano e la persona ha ripreso le sue rotte abituali.

Trasformare una visita in un'abitudine

C'è poi il passo successivo, che riguarda chi è già tornato una volta. Il salto difficile non è dalla prima alla seconda visita: è dalla seconda alla terza, quando un locale smette di essere una scoperta e diventa un posto tuo.

È qui che ha senso dare un riconoscimento a chi torna, e non serve niente di complicato. Un programma fedeltà con una regola semplice, comprensibile in due secondi, vale più di qualsiasi meccanismo elaborato: la persona deve capire subito cosa ottiene tornando, altrimenti non ci pensa nemmeno.

Il vantaggio vero non è nemmeno il premio in sé, ma il fatto che a quel punto sai chi torna, ogni quanto, e cosa ordina. Sono le informazioni su cui costruisci le decisioni dell'inverno, comprese quelle di cui parlavamo a proposito del bilancio di fine stagione.

Quanto tempo dopo la visita conviene ricontattare un cliente?

Per il primo messaggio, pochi giorni: il ricordo della serata è ancora fresco e la persona associa il messaggio a un'esperienza precisa. Per chi è passato in estate e non si è più visto, settembre è il momento naturale, ma il messaggio deve avere un contenuto vero, non un semplice promemoria della tua esistenza.

Meglio email, SMS o WhatsApp per far tornare i clienti?

Dipende da cosa devi dire. L'email regge i contenuti più lunghi, come il menu che cambia o il racconto di una serata; l'SMS funziona per le comunicazioni brevi e urgenti; WhatsApp è il più diretto ma anche il più invadente, quindi va usato con parsimonia e solo con chi ha dato un consenso chiaro. La regola comune ai tre canali è la stessa: pochi messaggi, ma con qualcosa dentro.

L'estate lascia più di quello che sembra

A fine agosto è facile guardare solo l'incasso. Ma una stagione lascia anche un'altra cosa, meno visibile e più duratura: centinaia di persone che ora sanno com'è mangiare da te.

Quante di loro tornerai a vedere dipende quasi interamente da una decisione presa mesi prima, cioè se hai tenuto traccia di chi è passato. Il resto è un messaggio scritto bene al momento giusto, che costa pochi minuti.

Scopri come dare un motivo per tornare a chi è già stato da te con la funzione Fidelity di Plateform ✨

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  • Far tornare i clienti al ristorante dopo l'estate

  • Quanti clienti tornano davvero

  • Il momento in cui si perde il contatto

  • Cosa serve, concretamente

  • Cosa scrivere a settembre, e cosa non scrivere

  • Trasformare una visita in un'abitudine

  • L'estate lascia più di quello che sembra

Far tornare i clienti al ristorante dopo l'estate

Da giugno ad agosto nel tuo locale sono passate centinaia di persone. Alcune erano in vacanza, altre abitano a due strade da te e non c'erano mai entrate. Molte se ne sono andate contente, qualcuna ha detto "torniamo di sicuro" mentre usciva.

Poi arriva settembre e la sala si svuota. Non perché quelle persone si siano trovate male, ma perché nel frattempo la loro vita è ripartita e il tuo ristorante è finito in fondo alla lista delle cose a cui pensare.

Quanti clienti tornano davvero

Quando escono dal locale, le persone sono sincere: l'82% dichiara che tornerà sicuramente. È il momento in cui la serata è appena finita, il conto è stato giusto, si è stati bene.

Poi si guardano i comportamenti reali, ed è qui che si apre la distanza. Da un'analisi sui dati di 2.600 locali risulta che circa il 17% dei clienti torna almeno una seconda volta nel corso dell'anno, mentre l'83% si ferma a una sola visita. In pratica, di sei persone che ti hanno detto che tornavano, ne rivedi una.

Non è un giudizio sulla qualità dei ristoranti italiani: è come funziona il settore. Più della metà dei clienti, alla visita rilevata, dichiara di essere lì per la prima volta, e soltanto il 7% frequenta un locale con regolarità. La gente vuole provare posti nuovi, e vale anche per te quando esci a cena.

La conseguenza pratica, però, è precisa: l'intenzione di tornare c'è quasi sempre, ma da sola non basta. Ogni estate un locale accumula centinaia di persone convinte in buona fede che torneranno, e che non torneranno mai, a meno che non succeda qualcosa nel mezzo.

Il momento in cui si perde il contatto

Far tornare i clienti al ristorante non è una questione di offerte. È una questione di essere ricordati nel momento in cui la persona decide dove andare a cena.

Quel momento, di solito, arriva un mercoledì pomeriggio, quando qualcuno propone di uscire venerdì e nella testa di tutti scorre l'elenco dei tre o quattro posti che vengono in mente per primi. Se il tuo locale non è in quell'elenco, la cena bella di luglio non conta niente.

Ecco perché il punto critico non è la serata, che di solito funziona. È la settimana dopo, quando nessuno si fa più vivo e l'esperienza scivola via.

Cosa serve, concretamente

Serve una cosa sola, ed è banale: sapere chi è passato. Un nome, un contatto e il consenso a essere ricontattato.

Sembra ovvio, ma è il passaggio che salta quasi ovunque. In estate si lavora tanto, si accettano prenotazioni al telefono con il nome scritto su un foglio, si servono decine di tavoli di passaggio che nessuno registra da nessuna parte. A settembre quel patrimonio non esiste più: sono facce che ricordi vagamente, senza un modo per raggiungerle.

Chi invece ha raccolto i contatti durante la stagione, magari con una domanda a fine servizio o con l'accesso al wi-fi, a settembre non riparte da zero. Riparte da una lista di persone che sono già state da lui e si sono trovate bene, che è la condizione più favorevole in cui si possa lavorare.

Cosa scrivere a settembre, e cosa non scrivere

Il messaggio giusto non promette uno sconto. Le persone tornate grazie a un buono tendono a tornare solo quando c'è un altro buono, e nel frattempo hai insegnato al tuo locale a valere meno.

Quello che funziona è dare un motivo per tornare adesso. Il menu che cambia con l'autunno, un piatto che rientra in carta dopo la pausa estiva, una serata pensata per una sera debole della settimana, la ripresa di un appuntamento fisso. È una comunicazione che parla del locale, non del prezzo, e che dà alla persona un'occasione concreta invece di un generico "ci manchi".

Anche il tempo conta. Scrivere a metà settembre, quando le abitudini si stanno ricomponendo, funziona meglio che aspettare ottobre inoltrato, quando l'estate è già un ricordo lontano e la persona ha ripreso le sue rotte abituali.

Trasformare una visita in un'abitudine

C'è poi il passo successivo, che riguarda chi è già tornato una volta. Il salto difficile non è dalla prima alla seconda visita: è dalla seconda alla terza, quando un locale smette di essere una scoperta e diventa un posto tuo.

È qui che ha senso dare un riconoscimento a chi torna, e non serve niente di complicato. Un programma fedeltà con una regola semplice, comprensibile in due secondi, vale più di qualsiasi meccanismo elaborato: la persona deve capire subito cosa ottiene tornando, altrimenti non ci pensa nemmeno.

Il vantaggio vero non è nemmeno il premio in sé, ma il fatto che a quel punto sai chi torna, ogni quanto, e cosa ordina. Sono le informazioni su cui costruisci le decisioni dell'inverno, comprese quelle di cui parlavamo a proposito del bilancio di fine stagione.

Quanto tempo dopo la visita conviene ricontattare un cliente?

Per il primo messaggio, pochi giorni: il ricordo della serata è ancora fresco e la persona associa il messaggio a un'esperienza precisa. Per chi è passato in estate e non si è più visto, settembre è il momento naturale, ma il messaggio deve avere un contenuto vero, non un semplice promemoria della tua esistenza.

Meglio email, SMS o WhatsApp per far tornare i clienti?

Dipende da cosa devi dire. L'email regge i contenuti più lunghi, come il menu che cambia o il racconto di una serata; l'SMS funziona per le comunicazioni brevi e urgenti; WhatsApp è il più diretto ma anche il più invadente, quindi va usato con parsimonia e solo con chi ha dato un consenso chiaro. La regola comune ai tre canali è la stessa: pochi messaggi, ma con qualcosa dentro.

L'estate lascia più di quello che sembra

A fine agosto è facile guardare solo l'incasso. Ma una stagione lascia anche un'altra cosa, meno visibile e più duratura: centinaia di persone che ora sanno com'è mangiare da te.

Quante di loro tornerai a vedere dipende quasi interamente da una decisione presa mesi prima, cioè se hai tenuto traccia di chi è passato. Il resto è un messaggio scritto bene al momento giusto, che costa pochi minuti.

Scopri come dare un motivo per tornare a chi è già stato da te con la funzione Fidelity di Plateform ✨

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Far tornare i clienti al ristorante a settembre: perché più di 8 su 10 non tornano mai e cosa fare con le persone passate durante l'estate.

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  • Far tornare i clienti al ristorante dopo l'estate

  • Quanti clienti tornano davvero

  • Il momento in cui si perde il contatto

  • Cosa serve, concretamente

  • Cosa scrivere a settembre, e cosa non scrivere

  • Trasformare una visita in un'abitudine

  • L'estate lascia più di quello che sembra

Far tornare i clienti al ristorante dopo l'estate

Da giugno ad agosto nel tuo locale sono passate centinaia di persone. Alcune erano in vacanza, altre abitano a due strade da te e non c'erano mai entrate. Molte se ne sono andate contente, qualcuna ha detto "torniamo di sicuro" mentre usciva.

Poi arriva settembre e la sala si svuota. Non perché quelle persone si siano trovate male, ma perché nel frattempo la loro vita è ripartita e il tuo ristorante è finito in fondo alla lista delle cose a cui pensare.

Quanti clienti tornano davvero

Quando escono dal locale, le persone sono sincere: l'82% dichiara che tornerà sicuramente. È il momento in cui la serata è appena finita, il conto è stato giusto, si è stati bene.

Poi si guardano i comportamenti reali, ed è qui che si apre la distanza. Da un'analisi sui dati di 2.600 locali risulta che circa il 17% dei clienti torna almeno una seconda volta nel corso dell'anno, mentre l'83% si ferma a una sola visita. In pratica, di sei persone che ti hanno detto che tornavano, ne rivedi una.

Non è un giudizio sulla qualità dei ristoranti italiani: è come funziona il settore. Più della metà dei clienti, alla visita rilevata, dichiara di essere lì per la prima volta, e soltanto il 7% frequenta un locale con regolarità. La gente vuole provare posti nuovi, e vale anche per te quando esci a cena.

La conseguenza pratica, però, è precisa: l'intenzione di tornare c'è quasi sempre, ma da sola non basta. Ogni estate un locale accumula centinaia di persone convinte in buona fede che torneranno, e che non torneranno mai, a meno che non succeda qualcosa nel mezzo.

Il momento in cui si perde il contatto

Far tornare i clienti al ristorante non è una questione di offerte. È una questione di essere ricordati nel momento in cui la persona decide dove andare a cena.

Quel momento, di solito, arriva un mercoledì pomeriggio, quando qualcuno propone di uscire venerdì e nella testa di tutti scorre l'elenco dei tre o quattro posti che vengono in mente per primi. Se il tuo locale non è in quell'elenco, la cena bella di luglio non conta niente.

Ecco perché il punto critico non è la serata, che di solito funziona. È la settimana dopo, quando nessuno si fa più vivo e l'esperienza scivola via.

Cosa serve, concretamente

Serve una cosa sola, ed è banale: sapere chi è passato. Un nome, un contatto e il consenso a essere ricontattato.

Sembra ovvio, ma è il passaggio che salta quasi ovunque. In estate si lavora tanto, si accettano prenotazioni al telefono con il nome scritto su un foglio, si servono decine di tavoli di passaggio che nessuno registra da nessuna parte. A settembre quel patrimonio non esiste più: sono facce che ricordi vagamente, senza un modo per raggiungerle.

Chi invece ha raccolto i contatti durante la stagione, magari con una domanda a fine servizio o con l'accesso al wi-fi, a settembre non riparte da zero. Riparte da una lista di persone che sono già state da lui e si sono trovate bene, che è la condizione più favorevole in cui si possa lavorare.

Cosa scrivere a settembre, e cosa non scrivere

Il messaggio giusto non promette uno sconto. Le persone tornate grazie a un buono tendono a tornare solo quando c'è un altro buono, e nel frattempo hai insegnato al tuo locale a valere meno.

Quello che funziona è dare un motivo per tornare adesso. Il menu che cambia con l'autunno, un piatto che rientra in carta dopo la pausa estiva, una serata pensata per una sera debole della settimana, la ripresa di un appuntamento fisso. È una comunicazione che parla del locale, non del prezzo, e che dà alla persona un'occasione concreta invece di un generico "ci manchi".

Anche il tempo conta. Scrivere a metà settembre, quando le abitudini si stanno ricomponendo, funziona meglio che aspettare ottobre inoltrato, quando l'estate è già un ricordo lontano e la persona ha ripreso le sue rotte abituali.

Trasformare una visita in un'abitudine

C'è poi il passo successivo, che riguarda chi è già tornato una volta. Il salto difficile non è dalla prima alla seconda visita: è dalla seconda alla terza, quando un locale smette di essere una scoperta e diventa un posto tuo.

È qui che ha senso dare un riconoscimento a chi torna, e non serve niente di complicato. Un programma fedeltà con una regola semplice, comprensibile in due secondi, vale più di qualsiasi meccanismo elaborato: la persona deve capire subito cosa ottiene tornando, altrimenti non ci pensa nemmeno.

Il vantaggio vero non è nemmeno il premio in sé, ma il fatto che a quel punto sai chi torna, ogni quanto, e cosa ordina. Sono le informazioni su cui costruisci le decisioni dell'inverno, comprese quelle di cui parlavamo a proposito del bilancio di fine stagione.

Quanto tempo dopo la visita conviene ricontattare un cliente?

Per il primo messaggio, pochi giorni: il ricordo della serata è ancora fresco e la persona associa il messaggio a un'esperienza precisa. Per chi è passato in estate e non si è più visto, settembre è il momento naturale, ma il messaggio deve avere un contenuto vero, non un semplice promemoria della tua esistenza.

Meglio email, SMS o WhatsApp per far tornare i clienti?

Dipende da cosa devi dire. L'email regge i contenuti più lunghi, come il menu che cambia o il racconto di una serata; l'SMS funziona per le comunicazioni brevi e urgenti; WhatsApp è il più diretto ma anche il più invadente, quindi va usato con parsimonia e solo con chi ha dato un consenso chiaro. La regola comune ai tre canali è la stessa: pochi messaggi, ma con qualcosa dentro.

L'estate lascia più di quello che sembra

A fine agosto è facile guardare solo l'incasso. Ma una stagione lascia anche un'altra cosa, meno visibile e più duratura: centinaia di persone che ora sanno com'è mangiare da te.

Quante di loro tornerai a vedere dipende quasi interamente da una decisione presa mesi prima, cioè se hai tenuto traccia di chi è passato. Il resto è un messaggio scritto bene al momento giusto, che costa pochi minuti.

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  • Far tornare i clienti al ristorante dopo l'estate

  • Quanti clienti tornano davvero

  • Il momento in cui si perde il contatto

  • Cosa serve, concretamente

  • Cosa scrivere a settembre, e cosa non scrivere

  • Trasformare una visita in un'abitudine

  • L'estate lascia più di quello che sembra

Far tornare i clienti al ristorante dopo l'estate

Da giugno ad agosto nel tuo locale sono passate centinaia di persone. Alcune erano in vacanza, altre abitano a due strade da te e non c'erano mai entrate. Molte se ne sono andate contente, qualcuna ha detto "torniamo di sicuro" mentre usciva.

Poi arriva settembre e la sala si svuota. Non perché quelle persone si siano trovate male, ma perché nel frattempo la loro vita è ripartita e il tuo ristorante è finito in fondo alla lista delle cose a cui pensare.

Quanti clienti tornano davvero

Quando escono dal locale, le persone sono sincere: l'82% dichiara che tornerà sicuramente. È il momento in cui la serata è appena finita, il conto è stato giusto, si è stati bene.

Poi si guardano i comportamenti reali, ed è qui che si apre la distanza. Da un'analisi sui dati di 2.600 locali risulta che circa il 17% dei clienti torna almeno una seconda volta nel corso dell'anno, mentre l'83% si ferma a una sola visita. In pratica, di sei persone che ti hanno detto che tornavano, ne rivedi una.

Non è un giudizio sulla qualità dei ristoranti italiani: è come funziona il settore. Più della metà dei clienti, alla visita rilevata, dichiara di essere lì per la prima volta, e soltanto il 7% frequenta un locale con regolarità. La gente vuole provare posti nuovi, e vale anche per te quando esci a cena.

La conseguenza pratica, però, è precisa: l'intenzione di tornare c'è quasi sempre, ma da sola non basta. Ogni estate un locale accumula centinaia di persone convinte in buona fede che torneranno, e che non torneranno mai, a meno che non succeda qualcosa nel mezzo.

Il momento in cui si perde il contatto

Far tornare i clienti al ristorante non è una questione di offerte. È una questione di essere ricordati nel momento in cui la persona decide dove andare a cena.

Quel momento, di solito, arriva un mercoledì pomeriggio, quando qualcuno propone di uscire venerdì e nella testa di tutti scorre l'elenco dei tre o quattro posti che vengono in mente per primi. Se il tuo locale non è in quell'elenco, la cena bella di luglio non conta niente.

Ecco perché il punto critico non è la serata, che di solito funziona. È la settimana dopo, quando nessuno si fa più vivo e l'esperienza scivola via.

Cosa serve, concretamente

Serve una cosa sola, ed è banale: sapere chi è passato. Un nome, un contatto e il consenso a essere ricontattato.

Sembra ovvio, ma è il passaggio che salta quasi ovunque. In estate si lavora tanto, si accettano prenotazioni al telefono con il nome scritto su un foglio, si servono decine di tavoli di passaggio che nessuno registra da nessuna parte. A settembre quel patrimonio non esiste più: sono facce che ricordi vagamente, senza un modo per raggiungerle.

Chi invece ha raccolto i contatti durante la stagione, magari con una domanda a fine servizio o con l'accesso al wi-fi, a settembre non riparte da zero. Riparte da una lista di persone che sono già state da lui e si sono trovate bene, che è la condizione più favorevole in cui si possa lavorare.

Cosa scrivere a settembre, e cosa non scrivere

Il messaggio giusto non promette uno sconto. Le persone tornate grazie a un buono tendono a tornare solo quando c'è un altro buono, e nel frattempo hai insegnato al tuo locale a valere meno.

Quello che funziona è dare un motivo per tornare adesso. Il menu che cambia con l'autunno, un piatto che rientra in carta dopo la pausa estiva, una serata pensata per una sera debole della settimana, la ripresa di un appuntamento fisso. È una comunicazione che parla del locale, non del prezzo, e che dà alla persona un'occasione concreta invece di un generico "ci manchi".

Anche il tempo conta. Scrivere a metà settembre, quando le abitudini si stanno ricomponendo, funziona meglio che aspettare ottobre inoltrato, quando l'estate è già un ricordo lontano e la persona ha ripreso le sue rotte abituali.

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C'è poi il passo successivo, che riguarda chi è già tornato una volta. Il salto difficile non è dalla prima alla seconda visita: è dalla seconda alla terza, quando un locale smette di essere una scoperta e diventa un posto tuo.

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